Grazie a raffinati algoritmi Facebook è in grado di compilare liste di quelle che il sistema descrive come  “persone che potresti conoscere”. Questi algoritmi però non si basano solo sulle amicizie “in comune” ma tengono traccia di molti altri dati come ad esempio i luoghi che si visitano (ovviamente per chi ha installato l’app e concesso i relativi permessi).

Se tra i suggerimenti di amicizia vi sono nominativi a voi del tutto sconosciuti è molto probabile che si tratti di persone che avete inconsapevolmente incontrato in un locale pubblico, sul posto di lavoro, durante una riunione scolastica, durante un viaggio organizzato o in molte altre situazioni.

Qualche tempo fa, alcuni pazienti di una psichiatra, si sono visti segnalare su Facebook con tanto di nomi e cognomi i profili di altri pazienti delllo stesso studio medico. Risultano evidenti a questo punto i problemi relativi alla privacy dei soggetti e alla riservatezza imposta dalla professione medica.

Altri collegamenti potenzialmente inopportuni avvengono a causa dell’interconnessione fra i database di WhatsApp e Facebook che ha evidentemente reso il social network di Mark Zuckerberg ancora più abile ed efficace nella costruzione di una rete relazionale tra utenti, anche fra coloro che non si conoscono direttamente. I Garanti Privacy hanno sollecitato Facebook ad astenersi dal praticare una commistione tra i Database di WhatsApp e quelli di Facebook (WhatsApp non deve condividere i numeri di telefono degli utenti con Facebook).

Installando l’app di Facebook sui propri dispositivi mobili, Facebook può usare i servizi di geolocalizzazione per stabilire la posizione geografica dell’utente e capire quali persone hanno visitato lo stesso luogo o si sono collegate alla medesima rete WiFi.

L’installazione di app effettuata in maniera frettolosa e superficiale (senza controllare attentamente i permessi richiesti) contribuisce ogni giorno a fornire a Facebook informazioni di grande valore che il Social Network utilizza per creare correlazioni che rischiano di violare la privacy dell’utente inconsapevole.
Oramai è arcinoto che Facebook e privacy siano termini antitetici, ma è di fondamentale importanza ricordare cheu n eventuale utilizzo di Facebook tramite web permette di ridurre la quantità di dati raccolti dal sistema.

Se non siamo particolarmente attenti alla miriade di impostazioni relative alla Privacy e siamo soliti navigare rimanendo loggati al Social, Facebook, di noi, sa già troppo. Come ha ricordato anche Mozilla (Come impedire a Facebook di tenere traccia dei siti web visitati dall’utente), gli stessi pulsanti “Mi piace” o social plugin pubblicati sui siti web sono utilizzati per raccogliere informazioni sulle abitudini e sugli interessi di ciascun iscritto.

Alcuni sviluppatori legati al sito Gizmodo hanno sviluppato l’app gratuita PYMK Inspector (People You May Know Inspector) che consente agli utenti macOS di stabilire che cosa Facebook sa di noi.
Scaricabile da GitHub a questo indirizzo, PYMK consente di accertare che cosa permette a Facebook di segnalare nell’elenco Persone che potresti conoscere soggetti noti o totalmente sconosciuti.